“SEFI, la continuità del nulla: meno annunci, più fiere!”

CAMPIGLIA MARITTIMA- SEFI, la continuità del nulla: meno annunci, più fiere!

Se si vuole parlare seriamente di “continuità”, allora bisogna avere il coraggio di guardare in faccia i numeri ed i fatti, non le conferenze stampa.

La recente nomina del nuovo CdA della S.e.fi. Srl, società interamente partecipata dal Comune di Campiglia Marittima, è stata presentata come un
passaggio naturale dopo le dimissioni di Riccardo Benifei per motivi professionali.

Nuovamente presidente è Edoardo Rivola, affiancato dai consiglieri Melissa Campioni ed Luca Nesti. La sindaca Alberta Ticciati ha parlato di efficacia, struttura, visione, masterplan e obiettivi sfidanti.
Bene.

Ma la domanda è semplice: quali risultati concreti ha prodotto la governance precedente, quella di cui oggi si rivendica la continuità?

Il periodo della presidenza Nevola è stato, oggettivamente, uno dei meno incisivi nella storia della società. Non si può liquidare tutto con la
parola “Covid”. La pandemia ha colpito tutti, è vero.

Ma dopo la fase emergenziale molte realtà fieristiche e partecipate hanno ripreso, si sono reinventate, hanno cercato nuove formule, nuovi eventi, nuovi flussi.

Qui, invece, la sensazione diffusa è stata quella di una lunga fase di inerzia.

Non solo non si è rilanciata l’area fieristica, ma si è arrivati a ridurne fisicamente la disponibilità, cedendo un capannone per destinarlo a polo di atletica indoor. Nessuno discute il valore dello sport.

Ma se la missione primaria della società è la gestione e valorizzazione dell’area fieristica, dimezzare di fatto gli spazi destinati alle fiere non è esattamente un’operazione neutra.

È una scelta che incide strutturalmente sul futuro
della SEFI.

Ancora più grave è il fatto che l’unica fiera storicamente organizzata sia stata progressivamente svuotata di contenuto diretto, fino ad essere di fatto subappaltata a soggetti esterni.

Una società pubblica che rinuncia ad organizzare in proprio l’unico evento di riferimento e si limita a fare da contenitore, non sta sviluppando competenze, non sta costruendo progettualità, non sta creando valore. Sta semplicemente sopravvivendo.

E allora parlare oggi di “continuità” suona quantomeno singolare. Continuità con cosa? Con una stagione caratterizzata da scarsa iniziativa, riduzione
dell’offerta fieristica ed assenza di un vero rilancio?

Il punto politico è proprio questo. La SEFI non è un’entità astratta. È lo specchio della linea amministrativa della Giunta.

Se la partecipata è rimasta in una sorta di limbo operativo, la responsabilità non può che essere anche dell’indirizzo politico ricevuto.

In questo quadro si inserisce il cosiddetto “masterplan” da 21 milioni di euro, presentato come bussola strategica per la rigenerazione dell’area
fieristica.

Sulla carta è tutto ambizioso: rigenerazione, transizione ecologica, nuovi servizi, nuova visione. Ma una domanda di buon senso resta: come si concilia un piano da 21 milioni con l’incapacità, negli ultimi anni,
di organizzare stabilmente una fiera di riferimento?

Prima si dimostra di saper gestire bene 100 mila euro, poi si parla di 21 milioni. Altrimenti il rischio è che il masterplan resti un esercizio grafico, buono per le slide e la campagna elettorale ma scollegato dalla
realtà operativa.

C’è poi un aspetto che rischia di diventare francamente imbarazzante.

Coinvolgere i bambini del territorio chiedendo loro “idee e sogni” sulla SEFI può essere un’iniziativa suggestiva, ma diventa una presa in giro se
non esiste una visione concreta già strutturata e sostenibile.

La partecipazione non può essere un espediente comunicativo.

Se si chiedono sogni, bisogna poi avere la capacità amministrativa di trasformarne almeno una parte in progetti reali.

Altrimenti si alimenta solo frustrazione. E la politica non dovrebbe mai giocare con le aspettative dei più giovani per coprire la mancanza di risultati tangibili.
Il nodo vero è la missione della società.

La SEFI nasce per gestire e valorizzare l’area fieristica ed i servizi connessi, inclusa la farmacia comunale ed alcune attività socio economiche.

Negli ultimi anni, però, la parte fieristica ha perso centralità e peso. Si è parlato molto di rigenerazione futura, poco di programmazione presente.

Una fiera non si improvvisa. Si costruisce con relazioni, con un calendario stabile, con investimenti mirati, con un’identità chiara.

Se per anni non si è lavorato in questa direzione, non basta un nuovo CdA, per quanto competente, a cambiare la rotta senza una discontinuità reale negli
indirizzi.

La continuità, in politica, è un valore quando consolida risultati positivi.

Diventa un problema quando perpetua una stagione di scarsa incisività.

E qui il tema non è personale, ma amministrativo. I cittadini hanno diritto a sapere se la SEFI sarà finalmente un motore di sviluppo o resterà un contenitore da riempire di annunci.

Forse, prima di parlare di visioni da 21 milioni, sarebbe più credibile presentare un calendario fieristico strutturato per i prossimi tre anni, con
obiettivi misurabili, partner individuati, ricadute economiche stimate.

Numeri, non slogan.

La vera rigenerazione non passa dai rendering, ma dalla capacità di organizzare eventi, attrarre espositori, generare flussi, creare opportunità per le imprese locali.

Se questo non accade, ogni masterplan rischia di
restare un libro dei sogni.

Ed i sogni, si sa, sono bellissimi. Ma una società partecipata pubblica ha il dovere di stare con i piedi per terra e di produrre risultati concreti, misurabili e verificabili. Tutto il resto sono chiacchiere.