CAMPIGLIA MARITTIMA- C’è una differenza sostanziale tra chi è ancora nel pieno della battaglia e
chi, magari senza dirlo apertamente, ha già iniziato a trattare le condizioni della resa.
La mozione approvata in Consiglio comunale suona esattamente così: non un atto di resistenza, ma l’accettazione implicita che quei progetti si faranno, e che l’unico spazio rimasto sia quello delle “compensazioni”.
Cambiamo Futuro non condivide questa impostazione.
Siamo, e restiamo, nel pieno del conflitto politico ed amministrativo contro impianti calati dall’alto, sproporzionati, invasivi e sbagliati per collocazione e impatto.
Non arretriamo di un centimetro, né oggi né domani.
Chi comincia a parlare di compensazioni mentre l’iter autorizzativo è ancora in corso sta implicitamente dicendo ai cittadini che la partita è chiusa.
No, non lo è. E non lo sarà finché qualcuno avrà il coraggio di dire no, senza se e senza ma.
C’è poi un punto che in questi discorsi viene accuratamente evitato, ma che merita di essere ricordato: le promesse mancate.
Dov’è finita la famosa strada del Quagliodromo, promessa come “opera compensativa” per le sei pale eoliche piazzate di fronte all’Isola d’Elba?
Doveva essere un’opera strategica, risolutiva, sbandierata come contropartita. Oggi non c’è, né sulla carta né sul territorio. Un precedente
che dovrebbe insegnare qualcosa a chi pensa che basti scrivere “compensazione” per dormire sonni tranquilli.
E allora la domanda è semplice: perché dovremmo fidarci ancora?
Ancora più grave è il silenzio su un altro aspetto decisivo.
Perché questi impianti non vengono collocati all’interno dei SIN di bonifica, come sarebbe logico, coerente e ambientalmente sensato, invece di
continuare a consumare suolo agricolo e colpire aree fragili dal punto di vista idrogeologico? È una scelta politica, non tecnica. E come tale va contrastata.
La difesa del territorio non si fa accettando il meno peggio.
Si fa opponendosi alle scelte sbagliate, prima che diventino irreversibili. Chi pensa di “strappare qualcosa” trattando mentre le ruspe non sono ancora
arrivate ha già smesso di combattere.
Noi no.
Cambiamo Futuro continuerà a dire che questi progetti non devono essere autorizzati, non mitigati.
Continuerà a stare dalla parte dei cittadini, degli agricoltori e del paesaggio, non di chi ha già messo in conto la sconfitta e ora cerca solo di renderla presentabile.
La battaglia è aperta.
Chi parla di resa, anche se la chiama compensazione, ha già scelto da che parte stare.
Alessio Albertoni

