“Biglietti per Piombino”: via Pietro Gori

Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.

Via Pietro Gori

Via Pietro Gori (Messina, 1865 – Portoferraio, 1911) comincia con il monumento scolpito nella facciata della strada, proprio sopra la targa che ricorda il famoso scrittore e giornalista anarchico, autore di canzoni immortali come Addio a Lugano, Inno del Primo Maggio e Ballata di Sante Caserio. A Portoferraio – luogo dove è deceduto – Pietro Gori è celebrato con una bella via del centro storico e la piazza centrale del paese dove ha sede il municipio (anche se il centro destra – nel 2018 – l’ha intitolata al vecchio sindaco Ageno). A Piombino la strada che lo commemora comincia con il supermercato Coop (in tale sito dal 1969) e finisce al cimitero, quindi porta agli ex Macelli Comunali, fino alla spiaggia sottostante, per la precisione termina in Località Bottaccio.

Nel 1800 veniva indicata con molti nomi: via del semaforo, via della Tolla, via che va al cimitero, via del mulino a vento, con riferimento al mulino a cilindri che esisteva accanto e sul colle del semaforo. In realtà il mulino comprendeva tre vie: Gori, Costa e Spalato, quest’ultima chiamata lo stallaggio per il ricovero dei cavalli e dei somari, mezzi di locomozione frequenti in passato. Il mulino in tale zona era dei Lazzareschi, mentre quello in via Torino era della famiglia Fedi. Una strada molto lunga, non così importante, ma la scultura murale (lapide con busto in altorilievo, opera del pisano Rigoletto Mattei) nessuno si è mai sognato di danneggiarla, come è capitato in altri luoghi a opera di squadracce neofasciste. A Rosignano, per esempio, dove la salma di Pietro Gori riposa nel cimitero comunale, il monumento è stato colpito da vandali e ricostruito, mentre la casa natale della famiglia si trova a Rosignano Marittimo, dove esistono ben due targhe commemorative.

La sua figura è ricordata a Piombino con il cippo murale di cui abbiamo parlato, nei pressi della stazione ferroviaria e di piazza Gramsci, posto in data 11 gennaio 1920, rimosso sotto il fascismo, ricollocato dai piombinesi il 29 gennaio 1945. Per un po’ di tempo la scultura è stata posta sulle mura esterne del Rivellino, insieme ad altri altorilievi. In via Pietro Gori c’è la parte laterale del grande magazzino Coop, ci sono i depositi e le entrate di servizio, mentre l’ingresso del centro commerciale (ricostruito di sana pianta dopo un incendio) è in via Amedeo Costa (governatore di Nizza, Torino 1695 – 1777). In questa zona che circonda la Coop c’è anche via Spalato, non così importante, dedicata al centro della Dalmazia dove Diocleziano fece costruire un grande palazzo davanti al mare. Percorrendo via Gori si raggiunge, come abbiamo detto, il cimitero che si affaccia sul mare, tra cipressi e ripetitori televisivi in bella mostra sulla Tolla.

Lungo la strada vediamo l’Istituto Tecnico Industriale, che si trova in via Antonio Pacinotti (Pisa, 1841 – 1912, inventore della dinamo e del motore elettrico), tocchiamo il Palazzetto dello Sport dedicato a Mario Falci – professore di educazione fisica e allenatore di volley scomparso troppo presto -, ma solo la parte laterale, dove c’è un immenso parcheggio. Sono le strade del mercato settimanale, ogni mercoledì – e in qualche festa consacrata tipo Natale e Pasqua – si tengono le grandi vendite cittadine. Merita un ricordo via Ulisse Dini (Pisa, 1845 – 1918, matematico e politico italiano), che da via Gori porta alla stazione costeggiando i resti dell’Albergo Ristorante Il Piave, anche se la vecchia entrata principale è in viale Regina Margherita. Il Palazzetto è situato in quella zona che la segnaletica ancora definisce Casone Maresma (in onore alle maremme, dette anche maresme, le zone umide e malariche); negli anni Settanta nel grande piazzale c’era un prefabbricato che fungeva da succursale del liceo scientifico, adesso vecchie case diroccate e la sede Uisp con l’ingresso che porta ai campi da tennis di Magona.

A sinistra del Palazzetto comincia via Emilio Salgari (Verona, 1862 – Torino, 1911, scrittore) dove un tempo c’era il campino Marrone, il famoso Magona sussidiario, dove da ragazzini facevamo educazione fisica scolastica, mettendo in scena interminabili partite con il professor Bedini che smetteva solo quando aveva fatto gol e aveva vinto. Adesso hanno distrutto il campo di calcio dove Emo Capanna insegnava i fondamentali ad Aldo Agroppi (e non solo), per costruire l’ennesimo parcheggio. Attila non avrebbe saputo fare di peggio, catrame e cemento al posto di sogni e scarpette bullonate, un muro abbattuto invece dei ricordi che restano intangibili, salvati solo da penne di scrittori. Piombino città parcheggio, ecco le cose importanti, le sole che merita salvare …