ROMA – Il 19 e il 20 novembre a Roma, presso l’Acquario Romano – bellissima nuova location che mette insieme passato e futuro – si è svolto il Digital Summit 2025, evento organizzato da The Innovation Group, che annualmente pone in evidenza lo stato di digitalizzazione del
settore pubblico italiano.
Il messaggio di quest’anno pone in primo piano il momento storico importante che stiamo vivendo e il particolare contesto in cui tutti – Governi, aziende, cittadini, enti – sono chiamati ad operare, in uno scenario cioè in cui il digitale diventa fattore di competitività e strumento per nuove leve.
In particolare, è stato dato spazio alle nuove tecnologie che possono influenzare il contesto e il processo di trasformazione; prima fra tutti, l’Intelligenza Artificiale. come leva per la sicurezza e per creare competitività industriale.
Grande competenza è stata riconosciuta in ambito cybersecurity: gli incidenti informatici crescono in Italia del 15% (circa la metà rispetto al resto del mondo) ed è stata acquisita una indiscussa capacità di monitoraggio, prevenzione e intercettazione, soprattutto ai livelli alti della struttura della PA (Governo, Sanità, Difesa). C’è stato quindi un grande salto di qualità (confrontando i risultati con quelli di tre-cinque anni fa) per la sicurezza informatica ed anche per la componente cloud.
Eppure, nonostante alcuni progressi, l’Italia rimane nella parte bassa della classifica europea per digitalizzazione (ultimi dati del DESI 2025). Perché? Tornano ancora le
criticità legate al tema delle competenze digitali, alla mancanza di specialisti ICT, il ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate (AI, big data, cloud, interoperabilità).
Indubbiamente, il PNRR è stato determinante nell’affermazione di una cultura più digitale, ma l’attuazione del Piano rappresenta un’opportunità storica per rilanciare il potenziale dell’economia italiana, che passa dalla modernizzazione della PA, migliorando i servizi, rafforzando la sicurezza digitale, ponendo le basi per una amministrazione più efficiente e vicina ai cittadini.
L’interrogativo ricorso più volte nell’evento è stato quindi: ma dopo il PNRR?
Se infatti il Piano ha dato una forte spinta agli enti della PA, emergono le criticità per il mantenimento dei progetti digitali oltre la deadline del 2026. Si aprono quindi prospettive su nuovi modelli di governance basati sul dialogo, sul confronto tra enti e su sperimentazioni alternative, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
Si è parlato molto di investire nelle tecnologie dual-use, ovvero quei prodotti che possono avere un utilizzo duplice civile e di difesa, generando valore condiviso e sinergia.
L’evento è stato quindi come sempre un momento importante di aggiornamento, riflessione, conoscenza.
Una unica riflessione: tra moderatori e relatori sono intervenuti 53 esperti del settore pubblico e del contesto ICT italiano e internazionale. Tra essi, 48 erano uomini…..
Debora Bertocci

