COMUNICATO STAMPA
“La manifestazione per la Magona ci ha coinvolto e commosso”: così dicono Catiuscia Ficcanterri e Benedetto Lupi, candidati di zona di Toscana Rossa alle elezioni regionali del 12-13 ottobre.
Secondo Catiuscia e Benedetto, la vicenda Magona è esemplare del ruolo pesantemente negativo esercitato dalle multinazionali a Piombino, così come altrove: la loro logica è quella del profitto a qualunque costo, senza rispetto per i lavoratori, le lavoratrici, la popolazione e il territorio.
Questo appare chiaro per la Magona, travolta dalla crisi finanziaria e dal tira e molla tra l’attuale proprietà Liberty e l’ipotetico acquirente Trasteel: lo stabilimento piombinese non acquista i coils semilavorati, la produzione si ferma, i lavoratori non riscuotono, gli interinali sono sotto schiaffo. Ieri in piazza è risuonata la voce addolorata delle famiglie offese dal disinteresse della proprietà per la loro sorte: è utile, ma certo non risolutivo, il decreto secondo cui sarà direttamente l’Inps a corrispondere la cig.
Nel corso della manifestazione, un autorevole esponente sindacale ha esclamato: “Sono diventato statalista!” Toscana Rossa, da parte sua, ritiene che a Piombino come a Taranto, risulti evidente da lungo tempo come il ruolo dello Stato in posizione di comando sia assolutamente urgente e necessario. Se lo Stato non prende in mano la Magona, rilancia la produzione, garantisce i posti di lavoro e le retribuzioni, rischia il tracollo anche questa fabbrica che sarebbe in salute dal punto di vista produttivo.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti come la girandola di multinazionali che si sono appropriate delle acciaierie, confinanti con la Magona, le abbia ridotte a produrre pochissime rotaie di pessima qualità, mentre la multinazionale di turno Jsw, per bocca di Carrai (uomo di Renzi e console onorario di Israele a Firenze) pretende di dettare condizioni e magari usare lo Stato come bancomat.
E di tracollo si deve parlare per Jsw, senza che il governo Meloni si degni di intervenire se non con un incontro dopo l’altro al Mimit; invece, bisogna cacciare la multinazionale che sta affossando le acciaierie, per nazionalizzare lo stabilimento; rilanciarlo come polo per rotaie e materiale ferroviario; e così fare i conti con Metinvest Adria da una posizione più forte. In realtà, Meloni e Urso non hanno neppure il coraggio di presentare il Piano nazionale della siderurgia, promesso da anni: forse, sono in attesa che glielo scrivano le multinazionali… alla faccia della Nazione, invocata ogni momento.
E’ stato presentato ormai da mesi l’Accordo di Programma per le nuove acciaierie Metinvest Adria, con il plauso immediato del Sindaco di Piombino Ferrari (Fratelli d’Italia) e del Presidente della Regione Toscana Giani (Partito democratico). Ma esso non sembra essere stato ancora approfondito come è necessario. Segnaliamo infatti che l’Accordo Quadro con i sindacati, parte integrante dell’Accordo di Programma, prevede che Metinvest Adria effettui un colloquio con ciascuno degli attuali 800 dipendenti Jsw “inattivi”, per “valutare” se assumerli o meno: ma non sono previsti prepensionamenti né uscite volontarie anticipate per chi non verrà assunto nel nuovo stabilimento, se e quando esso sarà completato.
E poi, capitoli fondamentali per l’assetto ambientale del territorio, come quello che riguarda l’uso dell’acqua, non sono affatto chiari, come è invece assolutamente necessario, in un Sito di Interesse Nazionale (SIN) perché già gravato da pesante inquinamento industriale; sede di una gigantesca discarica che importa rifiuti da fuori, ma non serve alle bonifiche del SIN; attracco del rigassificatore, del quale Confindustria pretende la permanenza in porto sine die. Toscana Rossa rivendica invece l’allontanamento del rigassificatore entro la scadenza del 2026, se non prima, in nome delle energie rinnovabili, le quali a loro volta devono obbedire alle esigenze del territorio e non della speculazione pseudo green: pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni, non nei campi della Val di Cornia.
Toscana Rossa intende porre al centro dell’impegno in Consiglio regionale queste questioni nel loro insieme, perché in tutta evidenza esse sono strettamente collegate: la mobilitazione di fabbrica, città e territorio, di lavoratori e cittadinanza, com’è avvenuto ieri con i magonisti, resterà punto di riferimento del nostro lavoro istituzionale.
Con questo stesso spirito, intendiamo sostenere la mobilitazione in solidarietà con la Palestina e per bloccare l’uso del porto di Piombino contro chi invia armi a Netanyahu.
TOSCANA ROSSA Piombino Elba Valdicornia

