Prosegue incessante l’intensificazione dei servizi esterni, in ottica di prevenzione dei reati, disposta dal Comando Provinciale Carabinieri di Livorno nella prioritaria tutela dell’ordine e sicurezza pubblica in linea con le direttive condivise in sede di Comitato presso la Prefettura di Livorno, attraverso i dipendenti Comandi di Compagnia e Stazione. È in tale cornice operativa che negli ultimi giorni i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Livorno hanno arrestato un 63enne livornesesorpreso in fragranza di reato a violare la misura cautelare degli arresti domiciliari.
L’azione di contrasto in ottica di prevenzione e repressione dei reati contro la persona condotta dall’Arma di Livorno fa parte di una strategia che si traduce nella presenza capillare dei servizi esterni nelle aree e nei quartieri a maggiore rischio di marginalità e fenomeni di degrado urbano, quali le piazze della Repubblica, Garibaldi, Stazione e Mazzini; via del Larderel nonché nei quartieri “Corea” e “Shangay”, in cui si registrano maggiore indice di delittuosità diffusa e presenza di persone sottoposte a misure cautelari personali di prevenzione. Corso odierna operazione di polizia giudiziaria, l’uomo indagato, sottoposto alla predetta misura cautelare con braccialetto elettronico per reati di violenza domestica, non è stato trovato all’interno della sua abitazione di Livorno da una pattuglia di Carabinieri in servizio esterno di pronto intervento sul territorio che si era recata a controllarlo. Costui non ha fornito alcuna giustificazione ai militari né risultava autorizzato dal Giudice. In particolare l’uomo, già conosciuto agli operanti, già nel corso degli ultimi mesi aveva violato in più occasioni la misura in atto, irrogata, peraltro, dopo che aveva violato anche un precedente provvedimento di divieto di avvicinamento alla parte offesa, ed è stato tratto in arresto per il reato di evasione. A seguito di Udienza di Convalida, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Livorno ha disposto a suo carico la custodia cautelare in carcere a Livorno, aggravando la precedente misura ritenuta insufficiente de facto, come hanno costantemente documentato all’AG titolare i Carabinieri, a tutelare l’interesse pubblico e l’incolumità della parte offesa dal reato.
Nel rispetto dei diritti delle persone indagate, sono da ritenersi presunte innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento – indagini preliminari – sino ad un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

