Nelle ultime settimane è partita una campagna di sensibilizzazione pro rigassificatore nel porto di Piombino.
Chi ne sono gli attori?
Si comincia con una parte degli operatori privati del.porto, per passare ad Appello Lavoro e Sviluppo per Piombino, già candidato con Gianni Anselmi, per arrivare ad Azione di Calenda fino a Confindustria.
Sostanzialmente tutti questi soggetti sostengono che la presenza dell’impianto in porto sarebbe favorevole allo sviluppo del porto stesso e quindi alla nostra economia, mentre la sua rimozione comporterebbe danni e perdite dell’incremento economico che da esso sarebbe derivato.
Inoltre addirittura sostengono che il rigassificatore, impianto a rischio di incidente rilevante, costituisce un presidio a garanzia della sicurezza del porto, che ritengono evidentemente poco sicuro altrimenti.
Contestiamo interamente tali affermazioni.
Partiamo con il dire che fin dall’inizio questi soggetti erano favorevoli all’impianto, vedi Appello Lavoro e Azione.
Gli altri in sostanza sono una minoranza ristretta di imprenditori e di operatori, molto lontana da quei 1591 posti di lavoro promessi e mai realizzati, che sta beneficiando delle briciole degli enormi profitti realizzati da Snam a scapito della sicurezza e delle speranze di sviluppo del nostro territorio.
E solo una minima parte di questi benefici rimane a Piombino, mentre la maggior parte è dirottata altrove, soprattutto a Livorno.
Asserisce poi Appello Lavoro e Sviluppo che la rimozione dell’impianto non libererebbe la banchina nord, in quanto le infrastrutture realizzate rimarrebbero lì collocate.
Non è vero.
In caso di allontanamento del rigassificatore dal porto di Piombino sarebbero state completamente rimosse le infrastrutture sulla banchina, rimanendo invece presenti quelle realizzate a terra.
Confindustria da parte sua ipotizza la realizzazione della banchina ovest come risposta alla rinuncia della est e parla per la prima volta di mitigazione.
Termine ripreso anche dal Presidente Giani.
Mitigare, ci pare di capire, significa realizzare in molti anni e con un rigassificatore in porto un’altra banchina da cui ormeggiare l’impianto .
Non è questo che vogliamo , non è questo che ha stabilito il Consiglio comunale di Piombino, non è questo che ha stabilito la sentenza del Tar.
Noi vogliamo che si rispettino queste volontà , in modo che davvero e da subito il porto e quegli spazi retroportuali vengano destinati a uno sviluppo economico del nostro territorio.
Tutto il resto è solo collegato a un giro di soldi di cui beneficiano solo alcuni privati con scarsa o nulla ricaduta del territorio, mentre il grosso dei guadagni è dirottato altrove e in tal senso va letto l’interessamento di Confindustria.
Comitato la Piazza della val di Cornia.
Gruppo gazebo 8 giugno.

