“A chi giova il rigassificatore nel porto di Piombino?”

Stamani leggiamo senza alcun stupore la lettera aperta dei cd operatori inerente un’accorata richiesta di mantenere nel piccolo porto di Piombino l’impianto di rigassificazione ben oltre luglio 2026.

Noi diciamo piccolo porto, perché è un dato oggettivo che lo sia, nonostante ciò che dicono gli operatori.

Molto trafficato, questo si , ma ciò non lo rende automaticamente più grande, anzi, accresce e di molto il rischio inerente ai continui transiti di traghetti così vicini al rigassificatore, tanto che le metaniere non possono entrare in contemporanea.

Un piccolo porto, dunque, e sicuramente in crisi, in questo pensiamo che abbiano ragione , ma che non si è certo risollevato grazie alla presenza dell’impianto.

Il nostro porto potrebbe fare da volano a una economia diversificata, che di certo non è facilitata dalla presenza di un impianto di oltre 300 metri occupante una banchina strategica, come sta scritto anche nel documento approvato venerdì scorso quasi all’unanimità dal Consiglio Comunale di Piombino.

E vediamo chi sono i firmatari.

Sono gli ormeggiatori e alcuni imprenditori strettamente legati ai traffici di quella nave, soggetti che con quella nave in effetti in questi mesi devono avere guadagnato molto.

Sono dei privati che giustamente e legittimamente tendono al profitto, ma che non ci risulta che fino al 2023 fossero in perdita , altrimenti avrebbero chiuso, come ogni imprenditore privato e come purtroppo è successo a tanti altri in Piombino.

Difendono il loro profitto, lecito, legato al rigassificatore, ma ricavato a danno dell’ambiente e della salute di tutti.

Quanto alla sicurezza, che secondo loro sarebbe garantita dalle misure prese per l’impianto, noi rileviamo solo che il loro ragionamento porterebbe a una sola conclusione , e cioè che il porto prima del rigassificatore non fosse sicuro.

Noi crediamo che in occasione dell’incendio si sia sfiorata la tragedia, che gli interventi siano stati efficaci , ma è illogico prendere ad esempio l’incidente per dimostrare che il rigassificatore sia una garanzia in più .

Il rigassificatore è un impianto a rischio di incidente rilevante accanto ad abitazioni e uffici, questo è , per definizione normativa.

Dunque la lettera aperta non è altro che una richiesta di parte.

Sulla ricaduta occupazionale rileviamo come siano

Inesistenti quei 1591 lavoratori , posti di lavoro per essere precisi, promessi da Snam all’inizio della storia e mai realizzati.

Quindi da un lato c’è l’interesse di un gruppo di imprenditori privati,

dall’altra parte ci sono 32.000 persone , molte delle quali si barcamenano per arrivare a fine mese, che rischiano ogni giorno l’incidente rilevante e che respirano ogni giorno veleni aggiunti, e c’è un mare che riceve ogni giorno veleni, e c’è un porto con una importante banchina presa in ostaggio da quell impianto.

Ecco, questa è la realtà .

Qualche decina di persone che difende un grosso profitto a fronte di 32.000 persone che subiscono l’imposizione.

Dobbiamo difendere il nostro territorio, la casa di tutti noi e lottare perché l’impianto non resti neanche un giorno oltre luglio 2026.

Gruppo Gazebo 8 giugno

Comitato La Piazza della Val di Cornia