Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.
Rosso cielo di nubi all’orizzonte sopra il ricordo d’un’acciaieria, lamiere ossidate e briciole d’amianto, capannoni silenti, un cielo settembrino che rischiara, verso Follonica, anima e polmoni. I poveri lecci del Cotone, la strada degli oleandri che portava al mare, un ponte di ferro, un sogno lagunare, viale alberato che non conosci, che adesso ormai è perduto. Piombino in attesa, mille nubi accerchiano il cielo, vita che scorre, scommessa da perdere ancora, coltre silenziosa che rosseggia, là dove il mare sbocca tra dighe di azzurro e colline. Ciminiere in forma di rosa per operai in attesa di sapere quel che resta ancora da sbagliare, forse tutto, tra fiori appassiti e petali di dolore. Piombino si apre al domani, passata l’ansa del Cornia, gonfio di ricordi, glicini sfioriti e simulacri distrutti; mentre la città biancheggia rammenti il sentiero degli operai che seguiva sentori di carbone e salmastro. Sole e solitudine è quel che resta. Non altro, vento di ponente dall’isola in canale, occhi distratti che esplorano occidente, un sogno antico che non risorgerà.

