Ringraziamo le associazioni di volontariato che in misura crescente vanno a sostituire lo stato nell’erogazione di servizi di prima necessità e accogliamo il loro appello e il loro grido di allarme in un ambito in cui in gioco c’è la salute e la sopravvivenza delle persone.
Noi ci siamo battuti e ci stiamo battendo per ottenere un ospedale in grado di rispondere ai cittadini e stiamo contrastando la politica di abbandono dei territori periferici che la RT sta attuando da anni, con una accelerazione a partire dalla riforma del 2015, che ha decretato la morte dei piccoli ospedali e la divisione tra cittadini di seria A e di serie B. Abbiamo di fronte una regione sorda che continua ad ignorare gli appelli del territorio, con un assessore regionale che passa da Piombino per andare all’Elba e non si degna di ascoltare quanto abbiamo da dire.
Ci siamo battuti anche contro l’ultima riforma regionale del 118, con la quale si riduce la presenza dei medici per l’emergenza territoriale, una riforma che non ha visto il coinvolgimento (se non a titolo meramente informativo) dei sindaci e delle associazioni coinvolte che vivono quotidianamente le difficoltà. Una riforma voluta dalla RT e imposta dalla carenza di personale medico. Vogliamo ricordare che se i medici mancano è per politiche nazionali sciagurate che nessuno nei decenni passati ha cambiato.
Del resto i medici non mancano né nelle strutture private, né nei ospedali più grandi. Nella nostra Asl il rapporto tra medici e pazienti è molto sproporzionato tra centri come Massa o Pisa e piccoli ospedali come il nostro. Con l’ultima riforma si va a sopprimere una medicalizzata sostituendola con una infermieristica. Noi chiedevamo e chiediamo l’implementazione di un servizio già carente di suo (2 ambulanze con medico a bordo per un territorio di 60 mila abitanti, distante cento km da ospedali forniti di tutti i servizi necessari) mediante l’utilizzo di ambulanze infermieristiche, ma come miglioramento e aumento della risposta, non un ulteriore impoverimento di un servizio già carente di per sé.
La politica sanitaria toscana non è più universalistica e risponde solo alle leggi del mercato , considerando la salute e la vita dei cittadini di periferia come merce di valore inferiore a quella delle zone centrali, del resto più importanti sul piano del consenso e della resa elettorale. Ringraziamo i volontari che sopperiscono al servizio sanitario con sempre maggior sacrificio e minori risorse da parte di un governo regionale che da un lato le inserisce in modo sempre più strutturale nel sistema dall’altro conferisce loro sempre meno risorse.
Continuiamo a contrastare la politica sanitaria toscana che dall’alto di elefantiache strutture dipartimentali , che assorbono grandi risorse in termini economici e strutturali, decide il destino delle realtà periferiche, dove le strutture e le risorse sono inadeguate e dove il personale lavora sempre più in affanno, tende a scappare dai piccoli ospedali mentre i cittadini sono costretti ad attese bibliche e a centri erogatori di servizi lontani centinaia di Km

