E’ gia ormai passata qualche settimana, da quando il tema della demolizione dell’Altoforno4 ha preso
campo e visibilità, e giustamente, come M5S condividiamo lo smarrimento di tanti nostri concittadini nell’ apprendere che, a febbraio 2024, si procederà all’abbattimento di un’importante struttura del nostro storico sito produttivo siderurgico.
Vogliamo altresì esprimere la nostra posizione in merito per valutare sia politicamente che oggettivamente questo ampio dibattito.
L’Altoforno 4 deve essere riconosciuto come un impianto importante e fondamentale del nostro sito, ma
è altresì necessario fare valutazioni oggettive in merito alla sua conservazione o alla sua memoria nella storia
del nostro territorio, perché altrimenti si rischia di creare una speculazione su un tema solo per fini elettorali e
non di ritorno in termini di lavoro.
Per fare il punto: la costruzione dell’AFO4 risale al recente 1976, con la sua entrata effettiva in esercizio
nel 1980, e proprio per questo la ragione ci deve far considerare che, i suoi 34 anni di marcia ed i 47 dalla sua costruzione ai tempi di oggi, siano un parametro forse un po’ troppo azzardato per poter essere considerato quale “Memoria Storica” all’interno di un Museo dedicato.
Dobbiamo tener conto che TUTTE le forze politiche, durante il Governo del territorio nel corso degli ultimi anni, hanno fatto ricorso al termine diversificazione parlando di sviluppo economico futuro volto ad un
miglioramento della nostra situazione anche sul piano sociale oltre che economico, e le aree attualmente
impegnate dagli impianti ormai dismessi e privi di interventi di conservazione, sono adiacenti ad un’altra
importante infrastruttura che dovrà fare da volano per quanto sopra citato: il porto.
La ricreazione di spazi in un’area già occupata dall’industria, porterebbe con se l’interesse per nuovi macro o micro insediamenti produttivi generando vera occupazione.
Siamo assolutamente concordi sul fatto che debba essere creata una memoria storica sul territorio per
quanto riguarda la nostra cultura siderurgica ed anche identitaria, ma se davvero volevamo crearla, dobbiamo
ripercorrere a ritroso la storia e far riferimento al molto datato Altoforno 1 del 1906, degno rappresentante di
una tecnologia superata dai tempi.
Afo1, deve ricordarci la modalità operativa dell’epoca, ancora non segnata dagli avanzamenti tecnologici
come invece risulta essere per Afo4: c arrelli spinti a mano, caricati con badili e “ ….polmoni dei lavoratori” per
essere poi rovesciati dentro lo Skip che correva su rampe , fino a versare minerale e coke sulle due “campane” interne.
L’ Altoforno 1 è stato abbattuto senza una lacrima e sdegno di tanti, e sulle sue ceneri è stato costruito
un impianto di raccolta e sversamento scorie incandescenti dell’acciaieria.
L’ Altoforno 4 è Gemello dell’Altoforno 5 di Taranto e risponde ad una tecnologia molto avanzata e tutto ora all’avanguardia; dunque proprio per questo si
riduce l’attrattività di questo impianto, gigantesco manufatto che produrrebbe solo alti costi di servizio, conservazione, vigilanza e logistica che non troverebbero ristoro e ritorno col numero di biglietti turistici staccati.
Una conservazione in capo al pubblico sarebbe deleteria per le casse dell’Ente, mentre nelle mani di un privato (sempre che ne rilevi la convenienza),
sarebbe deleteria nella visione programmatica del bene pubblico di un’Amministrazione e più bloccante per gli sviluppi di quell’area sul profilo occupazionale e produttivo.
Se in tempi passati, ovvero nel 1989, quando Afo1 rientrò in servizio per pochi mesi, fosse stato considerato per il suo reale valore dalla Politica, oggi potremmo parlare di un Progetto conservativo e Museale con tanto di teche, pannelli, percorsi illuminati, esposizione reperti, documenti e manoscritti del turno di lavoro e altre testimonianze strumentali.
La Politica miope di allora, non ne colse minimamente l’importanza ed oggi addirittura si preoccupa per l’abbattimento di una struttura come l’Altoforno 4
conoscendone bene le criticità ed utilizzando in maniera voluta e strumentale un impianto moderno come simbolo di una battaglia sulla memoria di una fabbrica lasciata andare a se stessa anziché far vera memoria sul passato politico complice di questa situazione economica all’interno di quel contesto.
Per tutto questo giudichiamo tardiva ed opportunistica solo per fini secondari, la presa di coscienza della cancellazione della “nostra” Memoria storica e
della “nostra” tradizione Siderurgia ridotta ormai in macerie, nata da un pretesto politico che non ha valutato tutte le criticità e gli stati dei fatti che si incorrerebbero nel mantenere una struttura del genere con accessibilità pubblica; ma ne comprendiamo il disappunto di alcuni concittadini che magari hanno anche passato parte della propria vita all’interno di quegli impianti.
Dobbiamo però ricordare nuovamente che, se a Piombino vogliamo davvero rialzare la testa, abbiamo
necessariamente bisogno di una visione strategica sul piano politico, e non di sottostare ad una politica che
spesso e volentieri ha creato determinate condizioni a vantaggio di pochi ma a discapito di tutti.
Come Movimento 5 Stelle, vogliamo proporre una giusta e concreta alternativa di gestione del bene
comune volta ad intraprendere un percorso amministrativo di sviluppo che metta Piombino sulla strada della VERA diversificazione: DIVERSIFICAZIONE OGGETTIVA, NON STRUMENTALE!

