Lettera di Alessandra Ghiandi.
Empatia, spirito di sacrificio, capacità di improvvisazione, sono solo alcune delle caratteristiche che un volontario deve avere. Deve essere pronto a tutto, sia che abbia a che fare con umani in difficoltà, sia con animali in difficoltà.
Sentirsi utile per qualcuno è un arricchimento personale continuo, sentirsi importante per qualcuno è una continua meraviglia.
Sapere che un semplice gesto può trasformarsi in qualcosa di grandioso anche per una sola persona, per un solo animale, è bellissimo.
Purtroppo, come tutte le cose, anche il volontariato ha un rovescio della medaglia…….
La sensazione di impotenza, di inadeguatezza quando per risolvere alcune situazioni orribili la voglia di fare e la volontà non bastano, diventano opprimenti tanto da togliere il fiato.
Quando le cose che si vorrebbero cambiare e migliorare hanno bisogno di interventi ufficiali, burocratici, politici, amministrativi e legali, tutto diventa impossibile,irraggiungibile….lontanissimo.
Le associazioni di volontariato dovrebbero costituire una ricchezza, una risorsa, un aiuto sociale sul territorio locale. Le amministrazioni dovrebbero incentivare e incoraggiare la loro formazione, supportare le loro richieste e coadiuvare i loro interventi concreti e pratici intensificando i controlli, rilasciando sanzioni a chi commette reato, promuovendo un’ imponente campagna di sensibilizzazione e informazione della cittadinanza sulloro operato e offrendo sostegno economico per far fronte alle spese mediche.
Purtroppo però, gli incarichi politici e amministrativi sono così lontani dai più fragili, che ci si dimentica spesso di mantenere promesse fatte, ( come per esempio predisporre uno spazio adeguato per ospitare cani trovati vaganti per strada), di rispondere alle mail, ( lettere e lettere inviate ad alcuni esponenti di amministrazioni comunali senza ricevere personalmente risposta), di presenziare appuntamenti presi e soprattutto si fa finta di non vedere, di non sentire tutto il male che circonda la piccola realtà sociale chiudendosi dietro a ipocrisie e false giustificazioni.
Nell’ambiente del volontariato che opera con e per gli animali, la situazione è ancora più difficile.
La collaborazione delle istituzioni ( in alcune amministrazioni ) nella gestione di casi complicati è praticamente inesistente; l’indifferenza e molto spesso la non conoscenza del mondo animale porta a non avere sintonia con il volontariato che si trova molto spesso a dover operare da solo.
Molte volte i cittadini ci chiamano e ci segnalano che qualcosa non va; noi andiamo a fare il sopralluogo, ma abbiamo le mani legate perché di fronte alla legge non rappresentiamo nessuna autorità e per questo non ci è possibile intervenire nell’immediato.
Nel frattempo però ci si logora, si passa notti insonni a pensare a quei poveri cani legati a catena, ai gatti reclusi in spazi angusti come l’ultimo caso che ci è capitato: un gatto chiuso su un terrazzo da tredici anni. Perché i proprietari lo hanno tenuto su un balcone di pochi metri costringendolo a trascorrere la sua vita senza un riparo dal sole o dalla pioggia? Perché i vicini che ci hanno fatto la segnalazione hanno aspettato tredici anni per chiamarci? Lo abbiamo portato dal veterinario, abbiamo curato l’infezione alle vie urinarie, ma poi? Chi paga le spese mediche? Chi vuole prendersi un gatto di tredici anni malandato quando in giro ci sono teneri micetti? E qual è la sanzione per il proprietario che lo ha maltrattato per tutto questo tempo? Dove sono le istituzioni?
Il senso di impotenza cresce e insieme ad esso la frustrazione di non poter fare null’altro in più a quello che si è già fatto e l’obiettivo di migliorare la situazione diventa sempre più inafferrabile, ci si sente invisibili.
Il nostro Paese, soprattutto nelle piccole realtà, è ancora molto arretrato per quanto riguarda la legislazione in tema di animali; per questo le associazioni trovano un terreno ostico e per niente collaborativo, tanto che molte spiacevoli situazioni rimangono irrisolte con il solo risultato di generare quel logorante senso di impotenza.
Ma essere volontario è uno status, una volta che lo si è diventati non si può più smettere. Si cerca un barlume di speranza in ogni rumore di fusa, in ogni scodinzolamento e si va avanti per inerzia gioendo di ogni briciola burocratica che viene concessa,consapevoli del fatto che per qualcuno quei piccoli gesti costituiscono una ragione di vita….forse l’unica.
Alessandra Ghiandi

