Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.
Piombino
A Umberto Saba e la sua Trieste
Ho attraversato la città,
salito un colle,
verso il promontorio,
dove grida il mare,
nel golfo immemore,
bunker di doganieri
tra scogliere, dove
mi fermo solitario
e guardo, pensando che
davvero questa sia la fine
della città.
Piombino, ferroso ricordo
per pochi, distratto acciaio,
memoria di carbone,
aspro e salmastro, operaio
che non sa parlar d’amore,
non regala rose ma garofani
rossi, in un sogno ventoso
di scirocco.
Dal mio colle vedo
le poche case d’un borgo
di antichi miscredenti;
collina e mare, putrida
spiaggia renosa, greto
pietroso, salmastro
e tamerici, aria di casa,
circola tra le cose,
tra le case, quindi si posa;
su pitosfori in fiore.
La mia città che conosco
e vivo, conserva il passato,
predice il mio domani,
mentre il presente muore,
sfiorisce in un istante
il tempo d’un sorriso.

