Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.
Mi soffermo nel giardino di primavera, una bicicletta accanto alla ringhiera, sospesa tra il selciato e il mio colle dell’infinito, in fondo a via delle tamerici, ora che gli oleandri non ci son più – tutti abbattuti – e le palme son morte assassinate, ora che lo sguardo si perde tra panchine e giardini, scogliere e sogni, balconi e speranze. Presenza in abbandono, orizzonte che scopre grigiore di nubi e spiaggia disadorna, la marina del mio rimpianto. Affacciato al domani sento nascere in me troppe domande, scomposte aurore revocate in dubbio, segreti inesorabili tra le nubi del passato. Fra il Massoncello e le ville del Falcone non resta che vellutato silenzio, grigiore che sfuma in crepuscolo e il sorriso di un’isola lontana, cullata dalle onde.

