PERCORSI DI DONNE PER LA COSTRUZIONE DELLA CITTADINANZA

Di Pablo Gorini.

Mentre mi accingevo a scrivere queste righe di presentazione, mi è venuto spontaneo pensare a quali sensazioni proverebbe oggi, Norma Rosignoli, se fosse ancora fra noi, constatando che, nel
giro di cinque mesi, due donne, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, sono state
artefici di una vera e propria rivoluzione, arrivando a ricoprire , rispettivamente, l’ambita carica di
Presidente del Consiglio e quella, non meno gravosa, di segretario del maggior partito di
opposizione.
Sono convinto che, a prescindere da valutazioni di natura politica, avrebbe accolto con
soddisfazione questo ulteriore , seppur tardivo, passo in avanti verso la realizzazione di una totale
parità di genere, tanto enfaticamente sbandierata, quanto, di fatto, ancora largamente incompiuta,
persino nell’evoluto Occidente. Le due signore sopra citate, indipendentemente dai risultati che conseguiranno nello svolgimento dei loro ruoli, un posto nella storia se lo sono, comunque ,
guadagnato. Diverso è stato il destino di tutte quelle che, col loro impegno costante, ma con minor visibilità, durante l’arco intero di una vita, e non di rado al prezzo della vita stessa, hanno fatto sì
che questi traguardi fossero faticosamente raggiunti. Il ricordo del loro prezioso contributo, tranne
rare eccezioni, è andato perduto insieme ai frammenti di una storia “locale”, a torto ritenuta di minor rilievo. Il libro delle nostre due autrici assume particolare importanza e significato, proprio
perchè fissa e perpetua la memoria di una donna straordinaria, che merita di essere assunta a modello di virtù, morali e civili, lei che era dotata di grandi risorse, fisiche ed intellettuali, capace di
teorizzare ma, ancor più, di tradurre in gesti concreti, attraverso un attivismo indefesso, gli obiettivi, sempre alti, che si era prefissa di raggiungere. Le pagine del libro la seguono in un lungo percorso, dagli anni della guerra, che la vedono, appena adolescente, operaia in Magona poi, nel periodo postbellico, licenziata e mai più riassunta, in quanto donna. La vediamo trovare un lavoro che la gratifica e che, giustamente, mette al primo posto nella scala dei valori. Al secondo colloca l’impegno politico affiancato dalle molteplici attività che lei svolge a favore dei più deboli e
bisognosi di aiuto (donne, in primis), sempre animata da un sentimento di (laica) solidarietà.
Nel frattempo si è sposata, è diventata madre ma, nonostante gli affetti domestici, la dimensione di casalinga le sta stretta, non fa per lei, non la fa sentire realizzata. Per questo aumenta persino
l’impegno, nel partito, nell’UDI, dove diventa un punto di riferimento per tutte le compagne.
‘E una vera combattente, che non teme di scontrarsi, anche all’interno del suo schieramento politico, allora
pervaso da una vena rigidamente maschilista (nonche’, aggiungo io, da un moralismo quasi bigotto) riuscendo a sostenere con forza le proprie opinioni in riunioni e congressi dove era spesso l’unica donna a sedersi al tavolo.
Poi l’impegno, pluridecennale, nella Pubblica Assistenza, all’interno della
quale crea il gruppo del Volontariato Sociale di cui è l’animatrice indiscussa. Ha la lungimiranza di capire che il problema del futuro sarà sempre di più quello degli anziani che, oltre alle cure, avranno bisogno di spazi dove ritrovarsi, socializzare, ricrearsi, mantenersi in forma, dedicarsi ad attività
culturali, per ritornare ad appartenere ad una “cittadinanza attiva” e non sentirsi ormai messi da parte.
Sono gli anni in cui, anche dietro suo impulso, nasce a Piombino il CIASA del cui Consiglio entrerà a far parte e da cui sarà estromessa , probabilmente perchè il suo modo di interpretare il
ruolo e le funzioni dell’associazione non erano in linea col modo di pensare della maggioranza dei gestori.
Leggendo il libro ho avuto il piacere e la sorpresa di scoprire che Norma Rosignoli aveva auspicato, con un certo anticipo, la nascita, nella nostra città, dell’Università della Terza Età, realtà già operante in molte regioni italiane e che da noi fu inaugurata nel 1986, su impulso di un gruppo di soci fondatori costituito, in larghissima parte, da donne. Sono convinto che la creazione di questo
importante sodalizio nell’ambito del quale mi trovo ad operare, a vari livelli, da circa trent’anni, sia almeno in parte dovuta anche all’impegno di questa donna instancabile. A dimostrazione che per lei il volontariato non era un obbligo ma un dovere morale e civile cui non verrà mai meno perchè lo
spendersi per gli altri era divenuto ormai una fondamentale ragione di vita, la senescenza incipiente
la vede ancora impegnarsi nella Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Piombino di
cui cesserà di far parte quando, con provvedimento solo di recente revocato, ne saranno allontanate le rappresentanti delle associazioni di volontariato sociale. In alcune lettere emerge con chiarezza la sua delusione e la sua sofferta consapevolezza che i tempi sono cambiati e non c’è più spazio per
chi pensi a soddisfare i bisogni degli altri, anzichè perseguire, in primis, il proprio benessere.
Con il rischio che persino strutture di volontariato, nate all’insegna della solidarietà e dell’impegno
disinteressato, possano diventare piccoli centri di potere (mal) gestiti dalla politica. Il libro si fa inoltre apprezzare per la compiuta ed esauriente trattazione del periodo storico, complesso ed
articolato, in cui è immersa la vicenda esistenziale di Norma. ‘E senz’altro un valore aggiunto la cospicua riproduzione di foto e documenti d’epoca, capaci di proiettarci in una dimensione che ci
sembra lontanissima nel tempo , in cui l’esistenza era senz’altro più difficile di oggi ma, in compenso, era forte la speranza in un futuro diverso e migliore , oltretutto sostenuta da solidi ideali,
quelli stessi che, fino alla morte, hanno sempre accompagnato, riempiendola di valori, la “vita e le opere” oggi difficilmente praticabili, di questa donna eccezionale. Il suo più importante lascito è, senz’altro, quella vocazione alla solidarietà e all’aiuto reciproco che, nonostante la perdurante crisi
economica e le radicali trasformazioni del connettivo sociale, nella nostra comunità non è mai
venuta meno.

Pablo Gorini