Cronaca di un insuccesso di successo: lo scrittore sfigato

Ma come fa lo scrittore sfigato a essere sfigato anche oggi?

Sono anni in cui la violenza della virulenza social permette a chiunque di venire fuori con panegirici d’ogni tipo. Il self publishing è sdoganato a furor di popolo, l’imperativo è promuovere, svendersi, smerciare un tot di carta al chilo. La qualità? Chi se ne frega, è secondaria. Se sei abile a smuovere le acque puoi star certo che non mancheranno di contattarti: agenzie, riviste on line, improbabili organizzatori di eventi. Tutti vorranno spillarti qualche ettolitro della tua capacità di bulimia nel web. Tutti avranno voglia di condividere i tuoi follower. Tutti, ma mai nessuno che vorrà leggere una tua riga. È importante? Naaaa, accumula like, ingolfati di condivisioni, raggiungi sto status di tendenza in una sorta di delirio egotico. La visione che avrai non sarà della Madonna, ma del contratto Mondadori che farà carte false per averti nella batteria vincente dei nuovi Volo da sguinzagliare (Pssss, segnatevi Guido Catalano!).

E allora se sa tutte queste cose perché lo scrittore sfigato è sfigato anche oggi?

Perché è un ostinato sognatore che si illude che la cultura abbia ancora un valore. Perché rifiuta di considerare la letteratura come un detersivo da esporre in bacheca, virtuale o fisica che sia. Perché si incazza quando vede le furberie del mercato editoriale, e se le denuncia viene tacciato di qualunquismo, pressapochismo e dilettantismo. Sempre meglio che essere stronzi, comunque. Perché quando nel 2004 Gordiano Lupi usciva con Quasi quasi faccio anche io un corso di scrittura non lo sapeva che nel frattempo gli scrittori inutili che lui denunciava si sarebbero decuplicati, sorta di replicanti alla Blade Runner, idoli da tastiera con badilate di live nella cartucciera della mitragliatrice virale.

Allo scrittore sfigato non interessa diventare una fotocopia sbiadita di cloni tutti uguali. La sua dimensione è quella del tratto stilizzato, che fugge dalla logica della grafica novella perché troppo fica ma poco novella. Bada al sodo, lui. Se ti deve dire che Saviano e la corte dei miracoli di Fazio sono una baracconata da circo Barnum, lo fa in quattro vignette canzonatorie dove ci respiri l’acredine bianciardiana, il lirismo pignagnolesco e quel tocco del dialetto di provincia che oggi sembra possa essere solo campano perché Gomorra vende e il resto è merda.

Se Gordiano Lupi dopo la sua trilogia sulla piccola, media e grande editoria ha avvertito la necessità di riproporre le (dis)avventure di un improbo amante della scrittura è perché c’è ancora molto – purtroppo – da dire, ma ben poco da tollerare. Per chi come me pascola da un po’ nell’ambiente resterebbe solo il grido della rivolta, non certo lo sgomitìo in un mondo sempre più mistificato, dove si legge pochissimo e la parola “libro” è solo una macchia scura da infilare dopo l’hashtag.

Non possiamo non dirci indifferenti e rivendicare l’urgenza d’una presa d’armi di fronte a pagliacci che s’immortalano in selfie coi loro preziosi volumi auto stampati. Ribelliamoci! Sposiamo la causa dello scrittore sfigato, ritorniamo alla semplicità del giudizio critico: un testo è bello quando è tale, non quando ce lo patinano coi filtri della condivisione sui social! E allora io qui grido e propongo: che questa rivista divenga molotov, o pisani, e sia usata come mezzo d’offesa contro coloro che avversano le sorti della cultura italiana! Fatene cartoccio, arrotolatela a mo’ di oggetto contundente! Datela in testa o roteatela come un tomahawk per difendervi da copisti, farabutti, stampatori, finti autori, pusillanimi, cialtroni, amanti degli aforismi, turlupinatori della controcultura, fiancheggiatori del regime, esattori di facebook, anemici senza nemici, marciatori marci, microrganismi editoriali hipster con la puzza sotto i baffi! 

Solo così lo scrittore sfigato cessa di essere sfigato e diventa ciò che vuole: libero, ma libero veramente.

Vincenzo Trama