Di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni.
Oggi alle ore re 18 al caffè Letterario La Cittadella si parla di un libro che ci porta nel mondo dello sport e dell’acciaio e che partendo da Piombino racconta la provincia italiana nel suo quotidiano.
PRESENTAZIONE
Mentre all’Elba celebravano l’ultimo inutile Premio Strega, finivo di leggere un gran bel romanzo che parla di amicizia virile, di sport, di lavoro, di fabbrica. Una storia dove ci sono le partite di basket e gli incidenti sul lavoro, il rapporto padre – figlio, quello vero (di sangue) e quello non meno vero, con l’allenatore che ti aiuta a crescere nello sport. Ho letto una storia di basket e di vita, dove ci sono la città natale e il luogo d’adozione, quello dove si vive e si lavora, dove si mette su famiglia, come diceva mio nonno dove si mangia c’è casa. Una città dove si convive con un gigante di ferro e lamiera, di pane e fumo, di spolverino e carbone.
Un romanzo dove ci sono i sogni, incontri la felicità, quella semplice che deriva dal vincere una partita di
basket, quella più complessa che non è facile da concretizzare, a volte ci sei immerso dentro e non te ne rendi conto. Una storia dove t’imbatti in un vecchio campo tutto buche e avvallamenti (per me potrebbe essere il campino Marrone) ed è il campetto di basket dove l’autore è cresciuto, il luogo dove ha sognato, il posto che conosce a menadito, palmo dopo palmo. Un romanzo che racconta di personaggi che sono giganti, ma anche il comprimario sullo sfondo è un gigante; un romanzo dove qualcuno prende forza dai propri difetti e cerca di realizzare i sogni.
Una storia che profuma di schiaccia di via Torino (vi rimando ad Amarcord Piombino), di tamerici salmastre e arse (vi rimando a Giovanni Pascoli), di tramonti sull’Elba e di giornate affacciati in canale con gli occhi persi oltre l’orizzonte. Una storia che racconta l’amore per una donna, per un figlio, per la famiglia, per uno sport, persino per un lavoro, anche se gli incidenti in fabbrica (con i giovani che muoiono) finiscono per renderlo odioso. Un romanzo scritto sulle note d’una colonna sonora dolente e nostalgica, un accompagnamento languido per eventi che pulsano vita e fremono passione. L’autore vive con i ricordi, non di ricordi.
La frase è presa da un personaggio di alcuni miei romanzi, ma va bene anche per questo. I Giganti – storia di basket e acciaio, il più bel libro che ho letto quest’estate ed era solo un dattiloscritto. Martedì 6 dicembre, ore 18, lo presentiamo in Cittadella.

