Di Gordiano Lupi.
Ruben, il gatto viaggiatore. Ruben, l’erede di Sinforiano gatto vegetariano del grande Aldo Zelli. Ruben che si lasciava accarezzare da tutti lungo la discesa di via De Sanctis. Ruben che conosceva mia figlia quand’era piccola e la tenevo per mano.
Ruben che giocava a calcio con i bambini nel campino sterrato. Ruben che era amico di tutti, che ogni bambino gli voleva bene. Ruben che gli dedicheranno una stele, una targa, un ricordo, come ai grandi uomini che hanno calpestato la nostra terra. Ruben che si è fatto amare da tutti e ha lasciato un vuoto. Ruben che a ogni portone trovava un piatto di avanzi da mangiare. Ruben che si assopiva nella vetrina del Tronci accanto alla pubblicità dei farmaci per dimagrire. Ruben che l’acqua corrente la beveva dalle pozzanghere.
Ruben che non è mai rimasto incantato a guardare l’oblò d’una lavatrice. Ruben che non correva a vedere l’acqua scorrere davanti a un sanitario del bagno. Ruben che miagolava ai tramonti sull’Elba vicino al grande fico del campetto di calcio.
Ruben che perlustrava la pinetina e faceva le fusa ai ragazzi che si amano, come in una poesia di Prevert. Ruben che dava la caccia alle gattine del circondario come se fosse Romeo, er mejo gatto del Colosseo, ma era nato a Piombino. Ruben che non è mica da questi particolari che si giudica un gatto. Ruben che resterai immortale nel ricordo.
Ruben che ti dedico queste poche righe, come un nostalgico biglietto di addio.


